Cominciano ad arrivarci le prime recensioni di chi ha visto l’anteprima di Eclipse: oggi tocca a Peter Debruge di Variety. Vi avverto che è presente qualche spoiler di lieve entità, quindi se preferite non sapere, non andate avanti nella lettura.Non c’è bisogno di dire che i fedelissimi divoreranno The Twilight Saga: Eclipse, il terzo film dell’immensamente popolare saga d’amore scritta da Stephenie Meyer, e anche quello in cui Bella deve finalmente decidere tra i suoi due pretendenti. Stavolta la piacevole sorpresa è che il risultato finalmente è da blockbuster, come merita questo franchise. Impiegando un budget maggiore, migliori effetti speciali e un grintoso regista (il David Slade di Hard Candy), Eclipse si concentra su ciò che funziona – le star – anche per il messaggio di amichevole astinenza che la serie comincia a far intravedere. Il rilascio estivo del film dovrebbe garantire un grande rendimento alla Summit.
Prendendo spunto dalla serie di Harry Potter, che mantiene la continuità sui fronti della sceneggiatura e del cast mentre presente un sentimento diverso ad ogni cambio di regista, i produttori di Twilight hanno abbracciato una varietà di visioni differenti dietro la macchina da presa. Capitalizzando la sua sensibilità indipendente e l’osservazione acuta delle emozioni giovanili, Catherine Hardwicke ha impostato il tono con il primo film a basso costo, con l’espansione (e l’appiattimento) da parte di Chris Weitz di questo mondo con una versione più ampia e da soap-opera in New Moon. Ora il compito spetta a Slade, che ha chiaramente capito come lavorare con gli attori dimostrando anche una benvenuta competenza nei settori dell’azione e del melodramma.
Non è un compito facile prendere del materiale che il pubblico già conosce e farlo filare in modo che le singole scene generino ancora suspence e tensione. Slade ci mette all’erta fin dall’inizio con un’illustrazione atmosferica soltanto accennata nel libro, così come un ragazzo di una piccola città come Riley (Xavier Samuel) viene preso in un’imboscata e morso da un vampiro invisibile nell’ombrosa Seattle (sembrando altrettanto inquietante della Gotham City di Batman di Tim Burton).
Non succede molto nelle prime 300 pagine del libro della Meyer, durante il quale il vampiro Edward Cullen e il licantropo Jacob Black sono in lizza per l’amore di Bella Swan, con la nostra sempre più impaziente eroina determinata a cedere sia la sua verginità che la sua umanità al pensieroso vampiro (a suo credito, il boyfriend di 109 anni di Bella vuole prima sposarla).
Slade e la sceneggiatrice Melissa Rosenberg hanno saggiamente intercalato queste scene da cuccioli in amore con delle scosse da horror movie che mettono a disagio. Dopo tutto, Eclipse non costituisce una resa dei conti tra Edward e Jacob (non importa quanto spesso lui si tolga la maglietta, il povero ragazzo lupo non sarà mai la prima scelta di Bella), ma una non facile alleanza tra il clan dei Cullen e la tribù di mutaforma di Jacob, unitisi per proteggere Bella dalla vendicativa Victoria e dal suo esercito di “neonati”, indisciplinati ma superforti nuovi vampiri.
Piuttosto che tentare di elevare la prosa svenevole della Meyer al livello della letteratura (la povera scrittrice esaurisce se stessa cercando di trovare sinomini del termine “perfezione”), il compito della Rosenberg è quello di adattare fedelmente il materiale per i fan, in modo da funzionare sullo schermo; il che significa avere la libertà di rimuovere, rioridnare o riscrivere completamente certi passaggi. Ha a che fare anche con il messaggio confuso di Eclipse – Bella è a un passo dall’essere morsa, mentre tutti le dicono di calmarsi un po’ – ed escogita un bel discorso di laurea per la sua migliore amica Jessica sui meriti di non precipitarsi nelle cose.
Nonostante l’origine un po’ ingenua, i produttori tramano su tutto come se fosse una partita strategica di scacchi, fruttando facili scommesse – Jacob in passato è stato il terzo incomodo, ma qui invece ottiene il bacio più sexy – piantando i semi per i film futuri. Di particolare interesse è una giovane neonata dagli occhi spalancati (interpretata da Jodelle Ferland), soggetto del racconto spin-off di Stephenie Meyer “La Seconda Breve Vita di Bree Tanner”, che serve da efficace strumento nella creazione della malvagità dei potenti Volturi per il finale di Breaking Dawn.
Eclipse sembra il più cinematografico dei film della serie finora, uscendo dalla sala mensa e da casa Swan il più possibile. Slade condivide con la Hardwick il gusto estetico nell’usare una fotografia aerea drammatica per dare al racconto altrimenti intimo una svolta epica, e si espande su di esso ripetutamente allineando i vari clan come i soggetti di un servizio fotografico per la copertina di Vanity Fair, con l’iconico grupo che sembra contribuire a rendere il film grande come il suo seguito. Sebbene Slade abbia ereditato Javier Aguirresarobe da New Moon, la sua scelta di lenti e stile di riprese (compresa una buona dose di riprese con camera a mano) dà alle cose un’energia più dinamica.
Gli effetti visivi sono stati considerevolmente aumentati, con non meno di 11 compagnie che hanno lavorato su tutto, dal bagliore di Edward ai lupi in CG che interagiscono realisticamente con i personaggi vivi. Una scena di Bella accanto allo zannuto Jacob sembra perfettamente plausibile, ma niente batte la vista di vampiri e licantropi che si impegnano nella battaglia. Se non altro, il lavoro digitale oscura gli altri reparti, con un cattivo make-up, parrucche senza vita e spaventose lenti a contatto come elementi che sconvolgono la fantasia.
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